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comfort food: l’Hummus

Dunque, ci sono parecchie cose da raccontare. Non mi sarei mai immaginata di farmi prendere così tanto da quello che sto facendo da tralasciare tutto il resto.
Però si tratta di me, della mia vita, del mio futuro. Quindi sì, ho tralasciato un po’ gli affetti, ho tralasciato in parte le mie passioni, ho ridotto nettamente il tempo libero da ritagliarmi.
Ma sto facendo ciò che voglio. Questo è ciò che voglio essere.

Poi a me piace tutto. Fosse per me, diventerei astronauta, chef, agricoltrice, curatrice di gallerie d’arte, pittrice, artigiana, panettiera, etc etc.
Ma davvero eh. Ho sempre avuto il problema di non sapermi decidere. Di non sapere veramente se volevo una cosa piuttosto che un’altra. In realtà io so perfettamente cosa voglio, e voglio TUTTO. Ma, crescendo, sto imparando che non posso avere, anzi essere, tutto ciò che voglio. Perciò sto cercando di mettermi l’anima in pace, e sto cercando di dedicarmi a quelle cose che mi sono cucite addosso (quindi, per esempio, non diventerò astronauta: soffro terribilmente di vertigini). Il resto degli interessi viene coltivato comunque con passione ma con meno irruenza.

Partiamo dall’ultimo evento: mi sono trasferita. Ero già stata in casa da sola per lunghi periodi, ero già stata via da casa per lunghi periodi in convivenza con altre persone (esperienze che mi servono oggi per capire quanto fossi scema), ma non avevo mai affrontato un trasloco. Per di più in agosto. Per di più in pieno studio per la sessione esami di settembre. Ma tanto l’estate non è andata esattamente come da programmi. Sono un’ottima programmatrice, ma non sono molto diligente, quindi è andato tutto decisamente in modo diverso. Anche se, per certi aspetti, sono stati mesi molto simili a quelli dello scorso anno nello stesso periodo. E’ strano come si ripropongano le stesse situazioni. Meno strano è vedermi affrontarle nello stesso modo. Ancor meno strano è poi pentirmene.

Il trasloco è andato bene, ho preso direi il minimo indispensabile per rendermi serena, che ammetto essere un po’ di più di quello che mi servirebbe. Ma geneticamente sono un’accumulatrice di roba, quindi ho già fatto un enorme sforzo. Ci lavorerò su e col tempo spero di migliorare.
Cosa accumulo maggiormente?Le erbe e le spezie. Cumuli e cumuli di barattoli. Il lato positivo è che sono ampiamente sfruttate e consumate nella mia cucina.

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Alla fine a me piace l’abitudine. Mi piace mangiare certi cibi che mi danno sicurezza. Uno di questi è l’hummus. Non fa parte sicuramente della mia tradizione familiare, ma fa parte della mia tradizione personale. Lo preparo ormai da 6 anni, da quando sono diventata vegetariana. E’ un mio piatto forte, è una crema che ho declinato in non so quante varianti. E’ la prima ricetta veg che ho scritto nel mio quaderno di ricette. Fa parte di me. Nel mio quaderno (che non ho con me, ho cercato di limitare i libri da portarmi dietro, perché tutto quello che mi sono portata poi va ri-traslocato. E io qui ci passo solo 9 mesi, mica tanti. Quindi parola d’ordine: ESSENZIALE) ho le quantità di ceci, succo di limone, aglio, ma ormai vado a occhio e a gusto.
Si parte dai ceci secchi, vanno messi in ammollo (per me 24 ore con cambio d’acqua almeno una volta), poi scolati, sciacquati e messi in abbondante acqua fresca (sempre quella del rubinetto lasciata decantare) in un pentola (io preferisco il coccio con uno spargifiamma sotto). Io aggiungo valangate di alloro. Gesto per me scontato, per tant* altr* no, tant’è che spesso mi hanno raccontato episodi di coliche brutte dopo aver mangiato legumi: quindi mettetelo SEMPRE. La mia famiglia mette una/due foglie in un pentolone, io ce ne metto un ramo. Saccheggio sempre gli arbusti di chi me lo offre, poi lo essicco AL BUIO e lo metto nei famosi barattoli di vetro. Non ho particolari problemi di digestione, ma mi piace moltissimo l’aroma che lascia. Quindi, visto che cresce da solo senza grosse cure, visto che me lo regalano (ci faccio pure oleoliti per il sapone), io ne uso in abbondanza.
In alternativa si possono usare le alghe, ricche di sali minerali, o il bicarbonato per aiutare la cottura e la digestione. Io preferisco comunque l’alloro, ma sarà deformazione professionale 🙂 Per altre info sull’alloro, consiglio il sito actaplantarum, il solo da cui traggo informazioni botaniche serie e valide.

Durante la cottura io li schiumo, non so se ci sia qualche particolare motivo scientifico, ma schiumo sempre sia i legumi che le verdure. Se sapete, ditemelo 🙂
Una volta cotti si possono salare (poco!! e alla fine, altrimenti il tegumento esterno rimane un po’ coriaceo) e si lasciano raffreddare, poi si scolano (tenendo l’acqua, che sarà diventato un ottimo brodo. Potete farci le meringhe, come insegna la geniale Ravanella, oppure usarlo proprio come brodo – presto idee di riutilizzo) e si mettono nel frullatore.
Se non si ha già pronta la crema di sesamo, alias tahin, la si può preparare mentre i ceci cuociono. Qui il mio procedimento: so che qualcun* preferisce aggiungerci dell’olio, così da ottenere una consistenza più simile a quella industriale, ma a me piace la consistenza solida tipo burro.
Si aggiunge un po’ di tahin nel frullatore insieme ai ceci, poi succo di limone e aglio. Io mi regolo moltissimo sul gusto. Ma a spanne direi che per due bicchieri (da 200ml) di ceci cotti metto uno spicchio bello grosso d’aglio (se sono sola e in sessione ‘ritiro studentesco’ anche due), un cucchiaio raso di tahin burroso (due per quello liquido), quattro cucchiai di succo di limone appena spremuto (ma a me piace ben asprigno). Mi aiuto spesso con l’acqua di cottura dei ceci, così da ottenere un buon composto spumoso e morbido. Poi regolo il sale (di solito non ce lo metto) e i vari ingredienti assaggiando di volta in volta. Olio non ne metto, c’è già la parte grassa del sesamo. A volte aggiungo poco cumino in polvere oppure del peperoncino sempre in polvere. Si posso fare 8mila varianti: l’ho provato con le lenticchie, ceci e lenticchie insieme, aglio in polvere e cumino, aglio in polvere e aglio fresco, aglio in polvere e cipolla, prezzemolo, senza aglio (non è piaciuto a nessuno), di germogli (non era crudista perché preferisco passare a vapore 10 minuti i germogli di ceci per renderli meno pesanti. Non è male, ma per gusto mio preferisco prepararci i falafel), con le barbabietole, con gli spinaci, con le olive. Ci ho messo dentro qualunque cosa. L’ho sempre portato alle cene, insieme al pane, e nessuno è mai rimasto deluso (tranne quando ho omesso l’aglio).
Per me è il comfort food per eccellenza. In estate lo adoro associato ai pomodori. Capita anche che lo lasci molto liquido (aggiungendo più limone e acqua di cottura) per condirci l’insalata. Oppure, come capita in questo periodo di ‘zero sbatta, c’ho gli esami’, non taglio nemmeno l’insalata, e uso le foglie tipo pane arabo per mangiare pomodori&hummus. Per me il top. Alla fine poi pulisco il frullatore e mi ritrovo hummus fino ai gomiti e per tutta la faccia. Lo amo tantissimo.

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In foto il must pomodori&hummus e verdure cotte tipo caponata ma senza grassi (no, non mi sto fissando con “oil-free”) e vagonate di basilico del mio nuovo ortolano (che ho già messo nei vasi insieme a prezzemolo riccio, erba cipollina e i vari avocados e limoni).
La tovaglietta è un regalo di mia mamma. Un po’ trash ma pure quello è scritto geneticamente nel nostro DNA. Sto ancora cercando di capire come funziona qui la luce, quindi per un po’ le foto saranno inguardabili.

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2 Comments

    • Reply
      Cristina
      4 gennaio 2016 at 12:41

      occielo ma leggo solo adesso 🙂
      sono terribile 🙂 ti ringrazio moltissimo per il tag ma ormai sono fuori tempo massimo ahahah

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