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Cena etnica

Tanto ho detto, tanto ho fatto, che alla fine ho convinto tutt* a mangiare indiano.

Poi la cosa è degenerata, ma già sapevo che sarebbe andata così.
Alla fine abbiamo cucinati tutt* insieme. O meglio: c’è stato chi ha cucinato e chi ha leccato le pentole. Abbiamo doti diverse: chi sporca e chi pulisce. E’ un altro modo per vedere le cose.

Col tempo ho imparato a non essere una despota in cucina. Col tempo ho re-imparato a stare in comunità 🙂
Alla fine, collaborando, è nato un bel menù che ci ha fatto fare il giro del globo e ci ha riempiti come un pane pita riempito di felafel.

Abbiamo iniziato con un bel frittino indiano.

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Ricetta presa da qui: sito ormai collaudato (e dalle foto molto migliori delle mie), ci si può fidare. Anche se poi alla fine qualche modifica la faccio sempre 🙂
Ammetto che, a mio gusto, le samosa sono quelle che preferisco, ma è vero che le pakora sono anche molto più facili da preparare. Oltretutto era dai tempi di Londra che non mangiavo un fritto. E prima ancora non ricordo. Comunque mangio tantissima frutta e verdura cruda ogni giorno, se ogni tanto mi concedo (o ci concediamo, in generale) qualche cibino un po’ pesante non muore nessuno. Anzi, testo il mio stomaco, che comunque resiste dandomi grandi soddisfazioni 🙂
La ricetta è uguale uguale, eccezion fatta per la salsa, che noi abbiamo deciso di non preparare (il perché lo capirete scorrendo il resto delle ricette).

  • 150g di cipolle (noi le abbiamo messe finché ci garbava)
  • 1 tazza di farina di ceci
  • mezzo cucchiaino di peperoncino dolce in polvere
  • mezzo cucchiaino di curcuma in polvere
  • mezzo cucchiaino di garam masala
  • mezzo cucchiaino di semi di cumino
  • sale
  • acqua qb

Abbiamo mescolato gli ingredienti secchi, abbiamo unito le cipolle affettate finemente e abbiamo lasciato riposare mezzora. Abbiamo poi aggiunto acqua qb ad ottenere una pastella ben densa. Abbiamo fritto ad immersione in olio di arachidi.

Abbiamo proseguito con i paninetti Laugenbroth

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che hanno accompagnato un guacamole invernale preparato con porro e zenzero. Io l’ho mangiato a cucchiaiate. Il guacamole, e l’avocado in generale, è il mio punto debole. Offritemi un avocado e cadrò ai vostri piedi. Non ci sono foto perché ce lo siamo spazzolato.

Ci siamo poi deliziati con la pita slava. Abbiamo steso sottile un impasto a base di sola acqua e farina integrale e l’abbiamo riempito con patate e panna acida (come questo ripieno), ben salate e pepate, l’abbiamo arrotolato creando dei rotoli ripieni e li e abbiamo dato questa forma.

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Abbiamo poi irrorato con panna acida sciolta in un pochino d’acqua e l’abbiamo cotta al forno.

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Era un piatto non previsto, preparato con gli avanzi, ma è stata una bella sorpresa: è sempre bello imparare piatti nuovi!!

Per finire: zuppa di miso. Si parte col classico soffritto di cipolle, si aggiungono patate cubettate, si mescola bene tutto. Dopo una decina di minuti si aggiungono funghi puliti e rosmarino. Si copre con brodo e si porta a cottura. Si aggiunge alla fine, a fuoco spento, il miso. A gusto. Si assaggia e si aggiusta poi di sapore. [foto indecenti, non le ho messe]

Avevamo preparato anche i pierogi, ma eravamo così pieni che abbiamo deciso saggiamente di non farci del male e di congelarli per altre occasioni.

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Anche perché avevamo il dolcino da mangiare: datteri ripieni di un impasto di datteri tritati, cocco rapè e cioccolato tritato, messi monostratificati in teglia e coperti da cioccolato fuso. Quanti ne ho mangiati?Cinque. Forse sei. Più le “polpette” fatte dal ripieno avanzato. Strano come i datteri non mi piacessero per niente prima, perché di una dolcezza forte e particolare rispetto al saccarosio, e invece ora ne mangerei a quintali. Specie se ripieni. Specie se ricoperti di cioccolata. [non ci sono foto perché abbiamo fatto i lavandinitriturarifiuti e ci siamo ingozzati ritrovandoci con le mani e le facce sporche di cioccolata]

Abbiamo stomaci forti. Così si scelgono le/gli amiche/i.

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