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Paglia, Fieno e Biada alla Tavola Rotonda

Breve incipit: io sono una femmina della specie Homo sapiens (per chi non lo sapesse, l’essere umano è un animale).

Poi ci sono le femmine della specie Canis lupus familiaris. E quelle del Felis silvestris catus. E quelle del Sus scrofa domesticus. Ma siamo femmine, allo stesso modo.

Spesso mi trovo a pensare alle femmine di altre specie. A cosa vuol dire per loro essere una femmina.

Essere femmina, a grandi linee, significa essere una madre. Significa curarsi dei propri cuccioli a tutti i costi, sacrificandosi il più delle volte sempre. E beh, per me una madre umana non è diversa da una madre gatta o da una madre mucca. Nei loro occhi e nei loro gesti c’è amore. Non so, mi viene in mente la mamma cerbiatta che nasconde il bimbo tra le frasche. O mamma cinghiala che è pronta a caricarti se solo osi avvicinarti ai suoi piccoli. O a mamma gatta che è gelosisssssssssima dei suoi micetti.
E poi però il filo  logico di pensieri arriva a “sì ma le mucche?le maiale?le galline?gli ‘animali da reddito’ chiusi in capannoni?”. Purtroppo il loro ruolo di femmine è stato ritagliato fino a diventare uno solo: incubatrici. Purtroppo loro non sono più considerate come femmine. Non sono considerate come vite.
Il fatto che non possano condurre una vita “normale” mi angoscia terribilmente. Il fatto che non possano avere rapporti sessuali normali, o gravidanze normali o parti normali o curarsi dei figli normalmente è veramente per me causa di malessere. Perché alla fine siamo femmine allo stesso modo.

Perché secondo me non dovrebbero essere stuprate come invece accade. Non dovrebbero essere ingravidate di continuo. Perché di solito una femmina lo fa capire se vuole dei bimbi o no. Tipo le suine ho scoperto che quando ‘sono pronte’ urlano tantissimo e se passa un maschio vicino a loro si bloccano e non compiono alcun movimento. Quant’è bello seguire le lezioni di zootecnica…
Oppure, la Berta, l’asina di Simona: hanno provato un sacco di volte a farle avere dei bimbi, così le hanno messo nel recinto un asino. Beh il più delle volte è stata lei a montare lui…chiaro segno che non è ancora pronta per diventare madre.

Ovviamente il fatto di sentirmi vicina ad una gallina, piuttosto che ad una mucca o una capra fa di me una persona strana. Lo so. Il fatto è che non so (e non ci provo) come far capire alla gente il mio pensiero. Perché ancora oggi manca il rispetto tra individui della stessa specie e quindi il mio pensiero di rispetto interspecie è un’utopia.

E il problema fondamentale di tutto questo, secondo me, è la dominanza. Esistono moltissime persone con questo problema (a mio avviso decisamente grave, se leggete questo post e vi rendete conto di essere uno dei “dominanti” allora scrivetemi in privato che vi mando il numero della mia terapista).
Esiste questa cosa anche in natura (che ne so, i leoni maschi che si scontrano per il territorio o i cervi che si scornano per la femmina o anche i gatti sotto casa che si menano perché quello “straniero” è andato a mangiare nella ciotola di quello “indigeno”) però credo che sia degenerata a livelli indescrivibili nell’essere umano.
E mi spiace dirlo, ma credo sia degenerata maggiormente nel sesso maschile.

L’uomo che domina la donna. L’uomo bianco che domina l’uomo nero. L’uomo che domina l’animale.
La dominanza è una questione di forza. Se domini qualcuno significa che sei forte. Ma non sei per niente figo, questo voglio che tu (sempre tu che hai bisogno del numero della mia terapista) lo sappia.

Nelle donne ho riscontrato meno questo problema, perché visto che la maggior parte delle volte hanno meno forza fisica, devono essere più furbe o più subdole o più stronze.

Ma quello che mi chiedo è: nel 2013 è ancora così necessario cercare di predominare sul prossimo?E poi per che cosa?
Cos’è che spinge un “uomo” nel 2013 a picchiare ancora una donna?Cos’è che spinge un essere umano a giudicarne un altro in base al colore della pelle (cioè ripigliatevi, se davvero non riuscite ad andare oltre al senso della vista allora nemmeno la mia terapista può salvarvi)?o in base alla scelta del partner (anche qui: ma davvero è fastidioso pensare che due persone dello stesso sesso possano amarsi?ma come siete stati cresciuti?)?Cos’è che spinge un essere umano ad allevare milioni di animali ogni anno, facendoli vivere in condizioni orribili, rinchiusi in gabbie o recinti sovraffollati, nutriti con schifo condito con medicinali, facendoli riprodurre a ritmi allucinanti e venderli a consumatori che non sono più ignari di quello che succede?Cos’è che spinge un essere umano ad usare violenza verbale e fisica su un’altra vita?

Com’è che tutti beviamo la stessa acqua, respiriamo la stessa aria, proviamo dolore, proviamo amore ma non ce ne accorgiamo?
Siamo tutti uguali, tutti esseri viventi, con gli stessi bisogni e funzioni fisiologici. Basta usare oltre al senso della vista anche gli altri 4 sensi e soprattutto il cervello. E magari andare oltre l’egoismo e pensare che non siamo più importanti di qualcun altro. Siamo 7 miliardi di esseri umani, tutti importanti allo stesso modo, ma nessuno necessario. Ogni essere umano non è il centro di nessun universo, non è indispensabile. Non siamo noi a mantenere vivo il pianeta, anzi.

Quindi alla domanda Cos’è per me l’uguaglianza? io risponderei E’ rispetto per qualunque forma di vita, rispetto per il prossimo perché abbiamo molte più cose in comunque di quelle che pensiamo. E sì, le piante sono vite. E no, le piante non provano dolore, o meglio, reagiscono a stimoli esterni ma non hanno un sistema nervoso, quindi se le tagli non provano dolore e poi si rigenerano, cosa che normalmente non capita negli animali.

Concludo citando l’associazione animalista Nemesi Animale, che in merito all’inchiesta sulle Fabbriche di carne (non visitate il sito se siete persone sensibili) ha scritto
SESSISMO E SPECISMO: ASPETTI DIVERSI DELLA STESSA VIOLENZA
Non è un caso che siano femmine gli animali più sfruttati, utilizzate per tutta la loro esistenza per la loro capacità di generare la vita. In tutto il mondo mucche, scrofe e galline subiscono gravidanze forzate e sono sfruttate specificatamente per i frutti dei loro organi riproduttivi. Tendiamo a considerare specismo e sessismo come problemi separati, seppur sovrapposti. In realtà, sono aspetti diversi della stessa violenza. Donne e animali, così come terre e bambini, sono sempre stati considerati, nel corso della storia, proprietà dei membri maschili della famiglia. Gli uomini hanno il diritto e il dovere di sottomettere la terra, gli animali, le loro stesse famiglie, e gli uomini di altre religioni e culture. Patriarcato e allevamento sono apparsi nella storia assieme e non possono essere separati, perché sono giustificati e rafforzati dalle stesse ideologie e pratiche. In molti paesi le donne sono considerate “proprietà” di padri e fratelli, che ne cedono il controllo al marito dopo le nozze. Addirittura in molti stati un uomo non può essere perseguito penalmente per aver stuprato la propria moglie, in quanto ha il diritto legale di fare sesso con lei anche senza il suo consenso, come se il suo corpo fosse una cosa da utilizzare, e non una persona.  L’idea che gli animali non umani siano come oggetti, e che quindi non debbano essere consultati prima di distruggere i loro corpi, è un costrutto sociale connesso strettamente con questa ideologia. La carne è il risultato di un processo di violenza. A ogni stadio del processo, dall’inseminazione alla macellazione, i corpi degli animali sono manipolati senza il loro consenso.

“Mangiare carne e altri prodotti animali significa fare qualcosa al corpo di qualcun’altro senza il suo consenso” (Of Brides and Bridges, Patrice Jones). ”

E’ bello vedere che mentre scrivi un post su un argomento qualcun altro da qualche altra parte con cui non hai parlato sta pensando al tuo stesso argomento e magari sta facendo il tuo ragionamento.

Riconcludo con un mio pensiero.
La parola Uguaglianza mi fa venire in mente “Gli animali sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.” E secondo me questa frase definisce la percezione che l’essere umano ha della parola Uguaglianza.

Ho generalizzato parecchio, ovviamente non tutte le persone sono uguali 🙂 non tutti la pensano allo stesso modo. Ma si sta parlando in generale.

A questo ragionamento non sapevo che piatto abbinare.
Spesso mi è stato detto che sono una capra/una pecora/un criceto/un uccellino perché mi nutro in modo anormale.
Gli animali da reddito solitamente mangiano il fieno e così mi sono venute in mente le tagliatelle paglia e fieno. Le ho un po’ modificate, perché il paglia&fieno era un po’ troppo anni 90. Sono delle tagliatelle all’uovo, alcune semplici altre con degli spinaci nell’impasto, condite poi con funghi e panna.

La prima modifica è che ho usato la pasta normale. Ho scelto delle minilinguine che cuociono in 6 minuti.
Ho pulito una decina di funghi e ne ho frullati metà con olio, uno spicchio d’aglio, qualche ramino di prezzemolo e sale, l’altra metà l’ho tagliata a cubetti. Dovrebbe venire una cremina densa, in caso contrario aggiungere un goccino d’acqua.  Ho lavato una manciata di spinaci e li ho tagliati grossolanamente. Ho messo a bollire l’acqua per la pasta. Ho  messo a scaldare una padella, ci ho versato gli spinacini e i funghi e li ho fatti rosolare qualche minuto, intanto ho buttato la pasta e poi ho aggiunto la crema di funghi in padella. Ho cotto la pasta 3 minuti poi l’ho scolata e finita di cuocere in padella con il condimento e qualche mestolata di acqua di cottura. Ho mantecato con un filo d’olio e ho impiattato.

L’aglio non si cuoce del tutto e il suo saporino si sente, ma è anche vero che io abbondo 🙂 quindi provate a metterne meno o a non metterlo. Oppure a cuocerlo e poi unirlo al frullato, perché la crema di funghi è buona perché non è del tutto cotta.

Con questa ricetta e questo pensiero partecipo alla Tavola Rotonda di Barbara. E’ un modo per confrontarsi e scambiarsi idee e mi piace proprio questa idea di farlo anche virtualmente 🙂

Più info sul suo blog

 

Vorrei chiarire un punto, che mi han fatto notare che non si capisce bene.
Il ruolo di una femmina ‘in natura’ è A GRANDI LINEE quello di essere una madre. In ‘cattività’ il ruolo, in particolar modo, di una donna (quindi specie Homo sapiens) non lo è affatto. Una donna non è meno donna se non è una madre. E nessuna deve sentirsi obbligata ad avere dei figli, da nessuno e per nessun motivo.

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8 Comments

  • Reply
    Daria
    18 febbraio 2013 at 15:07

    Caspita se condivido questi tuoi pensieri sull’uguaglianza! Grazie per averli messi per iscritto!

    • Reply
      Cristina
      18 febbraio 2013 at 15:56

      sono contenta!
      grazie a te per la visita 🙂

  • Reply
    Felicia
    18 febbraio 2013 at 20:50

    Squisita la pasta….. e complimenti carissima, è stato un vero piacere leggerti… condivido!!!! un bacione 🙂

    • Reply
      Cristina
      18 febbraio 2013 at 21:26

      grazie cara 🙂
      complimenti per averlo letto tutto, sono troppo prolissa 🙂

  • Reply
    Barbara
    20 febbraio 2013 at 21:40

    wow!
    anzitutto piacere di conoscerti, mi spiace in questo periodo non essere molto presente nel web, mi riprendo tra qualche settimana ma sono felice di trovare il tuo commento e la tua partecipazione da me.
    ho letto con attenzione il tuo post e osservato la ricetta (che mi piace moltissimo) , trovo l’esposto approfondito e ben spiegato (a prova di ginopino, cioè a prova di ME ^_^ ) e apprezzo molto la calma nell’esporre i propri pensieri.
    Ti ringrazio davvero, un abbraccio 😀

    • Reply
      Cristina
      21 febbraio 2013 at 12:43

      piacere mio di conoscerti 🙂
      la tua rubrica mi è piaciuta da subito e non vedevo l’ora di partecipare 🙂

      grazie mille per i complimenti 🙂
      aspetto i prossimi argomenti 🙂

      un abbraccio a te!

  • Reply
    Ale
    22 febbraio 2013 at 23:19

    Mi è piaciuto molto il tuo discorso … e molto mi è piaciuto anche l’abbinamento del piatto che hai fatto.
    Baciotto ^_^

    • Reply
      Cristina
      23 febbraio 2013 at 12:56

      grazie 😀

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